OMELIE

La giornata del presbitero

Omelia di Mons. Pelvi del 17-04-2019

Messa Crismale - Basilica Cattedrale di Foggia

Carissimi,
con voi stasera desidero tenere gli occhi fissi su Gesù e accostare simbolicamente il rotolo della sua vita per conoscere come Egli trascorreva la giornata. Impressiona, certo, la libertà del silenzio nella comunione con il Padre e l’immersione profonda nella sofferenza umana; la sosta nella sinagoga e la vicinanza ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi e agli oppressi. Anche noi dalla giornata tipo di Gesù potremmo attingere quello stile di uscita dalla sinagoga per entrare nelle case e dalle case per stare tra la gente, dalla ressa della folla passare a luoghi deserti, così da purificare l’esercizio del ministero da quell’abitudine delle cose da fare senza passione per il Regno di Dio. Il mattino del presbitero è pieno di preghiera, semplice e profonda, che si apprende in un sincero colloquio con Cristo. Un dialogo staccato dagli stessi libri di orazione, perché vuole scaturire dalla propria esperienza. Nel colloquio con Gesù, il presbitero porta ciò che di più personale c’è di possibile, con quella sincerità e immediatezza che toglie ogni distanza. Certo, ogni sacerdote ha la sua maniera di parlare con il Signore, perché il cuore è diverso e porta segreti di cui Dio stesso diventa geloso. Ma come cresce il rapporto personale con il Signore nella preghiera? Sottolineo due dimensioni, la fedeltà e l’accoglienza. La fedeltà è trascorrere regolarmente con il Signore il tempo stabilito: nessun rapporto d’amore può crescere se non si sta un poco con la persona amata. La fedeltà è la misura della qualità del mio impegno nell’essere costante all’amicizia che il Signore mi offre. Non devo fare altro se non presentargli il fondo di miseria che sono e lasciarmi avvolgere da quella santità immensa alla quale mi unisco. L’altra dimensione è l’accoglienza. Mi dispongo a Lui, alla sua volontà, consapevole che Egli conosce tutto di me. A riguardo, esistono dei sentieri che dobbiamo seguire. La saggezza della Chiesa ci offre momenti e strumenti con cui nutrire una interiorità come anima di ogni apostolato. Grande strada è la celebrazione quotidiana della Liturgia delle Ore, che affina un contatto orante con la Parola ed estende e prepara la celebrazione dell’Eucaristia. Non possiamo, poi, sorvolare sulla meditazione quotidiana per irrobustire quel rapporto di amicizia che ci costituisce presbiteri. Altro momento è la sosta prolungata davanti al Santissimo Sacramento, in orante riflessione, come pure la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, bisogno personale e assoluto, come ragione adeguata per una compiuta esistenza presbiterale. Nessuno mangia l’Eucaristia senza prima adorarla; peccheremmo se non l’adorassimo. La giornata del presbitero, perciò, inizia con il parlare, da solo a solo, con Colui che sappiamo che ci ama. E questa disposizione interiore sarà un esercizio che mette in ordine sentimenti, pensieri, ricordi e propositi, perché tutto si apra alla certezza che il nostro amore è in Lui. La comunione con Gesù, poi, ci coinvolge durante le ore della giornata nel suo “essere per tutti”, ne fa il nostro modo di sentire presbiterale, che dalla preghiera si immerge nel mistero del dolore umano. Il presbitero si fa prossimo di ognuno, attento a condividere l’abbandono e la sofferenza. Avendo accettato di non disporre di sé, non ha un’agenda da difendere, ma consegna al Signore il suo tempo per lasciarsi incontrare dalla gente e farsi incontro. Egli non è un burocrate o un anonimo funzionario delle istituzioni, non cerca assicurazioni terrene, non domanda nulla che vada oltre il reale bisogno, né è preoccupato di legare a sé le persone che gli sono affidate. Il suo stile di vita semplice ed essenziale, sempre disponibile, lo presenta credibile agli occhi della gente e lo avvicina agli umili, in una carità pastorale che rende liberi e solidali. Il presbitero, pur con i suoi limiti, è uno che mette in gioco la sua vita sino in fondo: nelle condizioni concrete in cui il ministero lo pone, si offre con gratuità, con umiltà e gioia. Anche quando nessuno sembra accorgersene, anche quando intuisce che, umanamente, forse, nessuno lo ringrazierà del suo donarsi senza misura, il presbitero sa di non poter fare diversamente: ama la sua gente che riconosce visitata quotidianamente dalla grazia di Dio. In realtà il dialogo mattutino con la preghiera porta il presbitero ad ascoltare durante la giornata la voce del Signore presente nelle persone e nelle situazioni che ci circondano. Non sono due orecchie diverse, una per Dio e l’altra per la realtà. Tastare il polso alla storia richiede la contemplazione e il rapporto familiare con Dio. Di qui la necessità di mettere ordine e dare una regola alla propria giornata. Perché le cose urgenti sono ambigue e si presentano spesso come importanti, talora sembrano necessarie e tendono a condizionare la nostra giornata presbiterale. Quali sono le cose veramente importanti nella mia giornata di presbitero? Le relazioni o gli affari, il silenzio o le parole, le relazioni amichevoli o quelle apostoliche, le attese o le iniziative? Il discernimento spirituale e pastorale è l’arte di saper distinguere le cose importanti fra le urgenti; è l’arte di recuperare il respiro della libertà dalla pressione delle cose e delle persone, per metterle al servizio della missione e della fedeltà a Dio. L’augurio pasquale di quest’anno è che il Signore ci renda sempre più presbiteri che sanno parlare nel suo nome, senza preoccuparsi delle opinioni e delle mode del tempo. Come richiama Papa Francesco nella Esortazione apostolica post-sinodale Christus vivit: «Chiediamo [al Signore] che liberi [la Chiesa] da una tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. No. È giovane quando è se stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno. È giovane quando è capace di ritornare continuamente alla sua fonte» (CV, 35). Risvegliamo la sete di un martirio che sia testimonianza luminosa del Vangelo. Quante occasioni per viverlo, dal campo mediatico a quello culturale, sino al disprezzo dell’opinione pubblica per l’esercizio del nostro ministero. Non scoraggiamoci, consapevoli di essere anima, guida, luce del mondo, chiari nell’affermare ciò che è bene e ciò che è male.  
Cari fedeli,
nessuno di noi prega volentieri. Spesso proviamo, nel pregare, un senso di noia, una ripugnanza, addirittura una ostilità. Qualunque altra cosa sembra più attraente ed importante. Capita a tutti di dire di non aver tempo, di avere altri impegni urgenti, ma appena si tralascia di pregare, ci mettiamo a fare le cose più inutili. Vorrei, in questa solenne celebrazione, chiedervi di aiutare i sacerdoti ad essere interiormente in comunione con Dio. Come ci chiede Papa Francesco: «Se vedete un sacerdote a rischio, perché ha perso la gioia del suo ministero, perché cerca compensazioni affettive o ha imboccato la strada sbagliata, abbiate il coraggio di ricordargli il suo impegno verso Dio e verso il suo popolo, annunciategli voi stessi il Vangelo e incoraggiatelo a rimanere sulla strada giusta» (CV, 100).
Pregare è il primo servizio che un presbitero deve rendere alla sua comunità. Maria Madre dei sacerdoti, preghi con noi e per noi.