OMELIE

Date voi stessi da mangiare

Omelia di Mons. Pelvi del 23-06-2019

Messaggio al termine della processione del Corpus Domini
Nel racconto della moltiplicazione dei pani, che è al centro dell’odierna solennità liturgica, desidero soffermare l’attenzione non tanto sul gesto di Gesù che sfama cinquemila persone, quanto sul dialogo che egli apre con i discepoli. Costoro vedono il bisogno della gente e dicono: «congeda la folla perché vada nei villaggi vicini e nelle campagne per alloggiare e comprare cibo». Gesù non li ascolta e comanda: «date voi stessi da mangiare», insegnando come il verbo comprare venga sostituito dal verbo condividere. Per il Signore, le cose che ciascuno possiede – anche cinque pani e due pesci – sono dono di Dio, da godere con gli altri e non a scapito degli altri. Carissimi, anche noi come gli apostoli, ci interessiamo delle difficoltà degli altri, ma non offriamo soluzioni al loro disagio. Preferiamo pensare che ognuno risolva i suoi problemi. Crediamo che l’indifferenza ci renda immuni da colpe, mentre essa ci fa diventare insensibili alle lacrime e ci abitua al dolore di chi ci vive accanto. Stasera Gesù comanda a noi: date voi stessi da mangiare, quando respirate aria di paura del diverso, dello straniero. Non lasciamoci inquinare dallo scontro, dalla rabbia e persino dall’odio. Date voi stessi da mangiare, dinanzi ad episodi di brutalità e violenza, generata da quella cultura del benessere che porta a pensare a se stessi, vivendo in bolle di sapone che sono belle ma sono nulla. Date voi stessi da mangiare, per non abituarvi a un linguaggio volgare, a violenze urlate, a gesti offensivi, a rivalità istituzionale.Date voi stessi da mangiare, quando viene tolta la dignità, perché ci sono investimenti senza progettualità; mercato senza responsabilità; tenore di vita senza sobrietà; efficienza tecnica senza coscienza; politica senza società; privilegi senza ridistribuzione; consumo senza lavoro. Di qui l’urgenza di inaugurare la stagione dell’accoglienza che non è frutto di buonismo, ma per noi credenti è scegliere di testimoniare lo stile di Dio nel vissuto quotidiano. Date voi stessi da mangiare, costruendo fraternità, a partire dalla diversità, cosicché gli uomini e le donne siano redente da sguardi di amore, da mani accoglienti, da volti che perdonano, da sorrisi contagiosi e da occhi riconoscenti. Date voi stessi da mangiare, perché sono tante le forme di fame attorno a noi. Ce lo ricorda Papa Francesco. Incontriamo ogni giorno famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale ai quali viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo. Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città? Quante volte vediamo i poveri nelle discariche a raccogliere il frutto dello scarto e del superfluo, per trovare qualcosa di cui nutrirsi o vestirsi! Diventati loro stessi parte di una discarica umana sono trattati da rifiuti, senza che alcun senso di colpa investa quanti sono complici di questo scandalo. Dramma nel dramma, non è consentito loro di vedere la fine del tunnel della miseria. Si è giunti perfino a teorizzare e realizzare un’architettura ostile in modo da sbarazzarsi della loro presenza anche nelle strade, ultimi luoghi di accoglienza. Vagano da una parte all’altra della città, sperando di ottenere un lavoro, una casa, un affetto… Ogni eventuale possibilità offerta, diventa uno spiraglio di luce; eppure, anche là dove dovrebbe registrarsi almeno la giustizia, spesso si infierisce su di loro con la violenza del sopruso. Sono costretti a ore infinite sotto il sole cocente per raccogliere i frutti della stagione, ma sono ricompensati con una paga irrisoria; non hanno sicurezza sul lavoro né condizioni umane che permettano di sentirsi uguali agli altri. Non esiste per loro cassa integrazione, indennità, nemmeno la possibilità di ammalarsi. Date voi stessi da mangiare: sia l’impegno per realizzare i nostri sogni, anche se le leve del potere sono spesso in mano ad artefici di una storia che si fa piccola perché impastata di egoismo. Educhiamoci a passare dalla carne di Cristo alla carne dei fedeli, in cui Gesù attende di essere da noi riconosciuto, servito, amato e onorato. Mettiamo a disposizione il poco che siamo e impariamo a mettere gli altri a proprio agio e possibilmente comodi alla tavola della nostra vita: non mancherà nulla se non mancherà a nessuno.