OMELIE

Prendere in braccio Gesu' bambino

Omelia di Mons. Pelvi del 02-02-2021

Festa della vita consacrata - Santuario "Madre di Dio Incoronata" - Foggia

 Quella odierna è la festa dell’incontro. Tutto è luminoso: parole e gesti del vecchio Simeone si elevano nell’offerta di una riconoscente benedizione, mentre Maria e Giuseppe ascoltano e osservano stupiti e meravigliati. Al centro dell’incontro c’è Gesù, portato a Gerusalemme per essere offerto al Signore.

È la scena di un vecchio che abbraccia un bambino, sapendo di abbracciare il futuro. Simeone ha sperato e creduto e, piccolo come un bambino, esprime piena vitalità e straordinaria novità. I doni di Dio si presentano nella vita consacrata come un bambino e noi, con le nostre abitudini, paure e preoccupazioni, siamo oggi dinanzi al piccolo Gesù, lo accogliamo e gli facciamo spazio nell’animo. Quanto ci fa bene, come Simeone, tenere il Signore tra le braccia. Non solo nella testa e nel cuore, ma tra le mani, e in ogni cosa che facciamo: nella preghiera, al lavoro, a tavola, al telefono, a scuola, con i poveri, ovunque. Come ricorda Papa Francesco, avere il Signore tra le mani è l’antidoto al misticismo isolato e all’attivismo sfrenato, perché l’incontro reale con Gesù rassereni sia i sentimentalisti devoti che i faccendieri frenetici. Vivere l’incontro con Gesù è anche il rimedio alla paralisi della normalità, è aprirsi al quotidiano scompiglio della speranza. Quando Maria mette in braccio a Simeone il Figlio di Dio, l’anziano comincia a cantare i suoi sogni. Se mettiamo Gesù al centro delle nostre comunità religiose, troveremo la gioia e la pace, che rendono fecondo e mantengono vivo il carisma di un Fondatore o di una Testimone nella Chiesa. Mettere Gesù nel nostro apostolato, dove uomini e donne sono segnati dalla miseria umana. Dimorare tra la gente per trasmettere «la mistica di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po' caotica che con il Signore può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza! Uscire da se stessi per unirsi agli altri» (EG 87). Come consacrati e consacrate siamo chiamati ad essere uomini e donne dell’incontro. La vocazione, infatti, non inizia con un nostro progetto pensato a tavolino, ma da una grazia del Signore che ci raggiunge, attraverso un incontro che cambia la vita. Chi incontra davvero Gesù non può rimanere uguale a prima. Infatti, vivere questo incontro rende possibile l’incontro con gli altri, evitando di rinchiudersi in se stessi. Di qui la perenne giovinezza profetica della vita consacrata, fatta di cuore grande, mente aperta e radicale generosità. Come Simeone, carissimi fratelli e sorelle, siate creature dello Spirito e mostrate di parlare di quello che avete udito e visto. Camminate guardando avanti, come se vedeste l’invisibile, coltivando l’impegno di diventare maestri di interiorità, guide di accompagnamento spirituale per l’uomo smarrito dei nostri giorni, perché il talento più prezioso del vostro animo è lo Spirito di Dio. La persona di luce è la persona della interiorità, libera, non vincolata, capace di abbandonare tutto per seguire il Signore e trovare in Lui il proprio tutto. Ciò implica il coraggio di una regola di vita per seguire Cristo, casto, povero e obbediente. Accogliamo Gesù a incontrarsi con il suo popolo, essere in mezzo alla gente, non nel lamento e nell’ansietà, ma nella lode e nella serenità; non nell’agitazione, ma nella pazienza di chi confida nel Signore. Così sorgerà anche dalle nostre labbra la preghiera di ringraziamento di Simeone: Signore, lascia che il tuo servo vada in pace…tutto ciò che ho desiderato, il mio cuore è pieno di te, tutti i miei desideri sono saziati.

Signore Gesù, anche noi vogliamo allargare le braccia e accoglierti come dono di salvezza. Vieni a illuminare il tramonto delle nostre sere e fa’ che ti accogliamo ogni giorno dalle braccia di Maria, per rendere nuova ogni cosa e possibile tutto quello che non sappiamo più sperare.