OMELIE

Il si, la promessa e il rischio

Omelia di Mons. Pelvi del 25-03-2019

Ordinazioni presbiterale e diaconali
Basilica Cattedrale di Foggia - 25 marzo 2019 - Solennità dell'Annunciazione del Signore

Carissimi,

come avvenne – ci chiediamo – che il Verbo, non cessando di essere Dio, cominciò ad essere uomo e abitare tra noi? Una parola, una sillaba…il sì di Maria diede inizio all’avvenimento più mirabile della storia umana: Dio viene in mezzo a noi, anzi si fa uomo come noi, compagno e fratello che condivide l’esistenza.

Dio fa tutto ma non senza di noi. È commovente l’inizio della redenzione: l’angelo dice meraviglie del bambino che nascerà (sarà grande…Figlio dell’Altissimo…il suo regno non avrà fine), ma poi deve aspettare, finché Maria accetta che ciò possa avvenire in lei. L’amore non si impone mai. Aspetta il consenso senza estorcerlo, accettando anche il rischio di vedersi opporre un rifiuto. Il Signore che può tutto, ha bisogno del sì di Maria. Chi era questa donna in quell’attimo di trepidazione e abbandono? Forse era una come noi, ma anche diversa da noi. Come noi: con i suoi progetti di vita familiare che si andavano concretizzando. Diversa da noi: fu pronta a vedersi cambiare la vita da un Figlio non suo che avrebbe amato con il più divino modo di amare.

Pronunciando il sì, Maria rinuncia a se stessa, si decide a lasciar agire solamente Dio, mettendosi a sua completa disposizione. Ella non esprime richieste, ma vuole essere ammessa nella grazia così come la grazia stessa richiede da lei.

L’annunciazione diventa il grande racconto della conversione di Maria all’opera invasiva di Dio nella sua vita.

Carissimi, anche a noi, in particolare a Michele, Guglielmo e Vincenzo non resta che ripetere giorno dopo giorno la bellezza del sì sponsale di Maria, nostra pedagoga nell’accettare i voleri di Dio, anche quando sono grandi, incomprensibili o dolorosi. Stasera è la festa del sì, perché nel sì della Madre c’è anche il sì della vostra Ordinazione.

È giusto domandarci: sono un uomo del sì o del no? O sono un uomo che guarda dall’altra parte per non rispondere? Noi consacrati siamo spesso esperti nei mezzi sì – ricorda Papa Francesco –, cioè siamo bravi a far finta di non capire bene ciò che Dio vorrebbe e la coscienza suggerisce. Siamo anche furbi e per non dire un no vero, e proprio a Dio, diciamo: non posso, non oggi, non così; domani sarò migliore, domani pregherò, farò del bene. Questa furbizia ci allontana dal Signore, dal sì e ci porta al peccato e alla mediocrità.

Spezziamo la paralisi della normalità che affievolisce l’impegno missionario del nostro ministero. La chiamata del Signore non è una ingerenza di Dio nella nostra libertà, non è una gabbia o un peso che ci viene caricato addosso. Al contrario, è l’iniziativa amorevole con cui il Signore ci invita ad entrare in un progetto grande, del quale vuole renderci partecipi.

Il desiderio della volontà di Dio è che la nostra vita non diventi prigioniera dell’ovvio, non sia trascinata per inerzia nelle abitudini quotidiane e non resti inerte davanti a quelle scelte che potrebbero darle significato. Il Signore non vuole che ci rassegniamo a vivere alla giornata, pensando che, in fondo, non c’è nulla per cui valga la pena di impegnarsi con gioiosa passione.

Il nostro sforzo, la nostra ascesi, la nostra preghiera rende libera e pronta l’anima, slegandola da una mentalità economica prevalente che lega la mente, l’azione, il sogno. Resteremo, così, liberi, pur se poveri. Imparando a vivere come mendicanti. Il distacco dai beni materiali non vuole essere altro che una grande disponibilità per la meravigliosa avventura alla quale Gesù ci chiama. E lo stesso si dica per gli altri beni ai quali rinunciare: i beni della famiglia con la castità, i beni della libertà con l’obbedienza. Dio si dà in proporzione al desiderio degli uomini, chi desidera molto, avrà molto, chi desidera poco, avrà poco.

Come è emerso durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Panamà, dobbiamo guardare a Maria, la cui vocazione terrena è stata nello stesso tempo una promessa e un rischio. La sua missione non è stata facile, eppure ella non ha permesso alla paura di prendere il sopravvento. Il suo è stato il sì di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa. E domando a voi, Michele, Guglielmo e Vincenzo: vi sentiti portatori di una promessa? Quale promessa portate nel cuore? Maria, indubbiamente, avrebbe avuto una missione difficile, ma le difficoltà non erano un motivo per dire no. Certo che avrebbe avuto complicazioni, ma non sarebbero state le stesse complicazioni che si verificano quando la viltà ci paralizza, per il fatto che non abbiamo tutto chiaro e assicurato in anticipo (cf. veglia con i giovani, 26 gennaio 2019).

Ci insegni Maria a dire la grande parola: sì, fiat; sia fatta, o Signore, la tua volontà. Amen.

+ Vincenzo Pelvi